Avv. Elisa Testi
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Separazione e divorzio: spese della casa famigliare

Spese della casa famigliare

LA QUESTIONE

Quali spese relative alla casa familiare sono di competenza del coniuge separato assegnatario non proprietario? L'assegnatario deve pagare le imposte sulla casa ovvero la recente Imu?

Oneri del godimento della casa familiare

Presupposto inderogabile per l'assegnazione della casa coniugale è la presenza di figli nella coppia, siano essi minori o maggiori di età, non economicamente autosufficienti, oltre che, naturalmente conviventi con il genitore affidatario dell'alloggio.
Se l'immobile adibito a casa familiare è detenuto a titolo di locazione, con contratto intestato a uno solo dei coniugi, nessuna modificazione si produrrà sul rapporto contrattuale con il locatore quando l'intestatario del contratto coincida con l'assegnatario della casa familiare.
Ove, invece, l'assegnazione venga disposta in favore del coniuge non conduttore è prevista la sua successione nel contratto di locazione con il subentro in tutti i diritti e gli obblighi facenti capo al precedente conduttore (art. 6 legge n. 392/1978).
Nell'ipotesi in cui l'immobile assegnato sia di proprietà dell'altro coniuge non assegnatario, o in comproprietà di entrambi i coniugi, si pone la questione di individuare il soggetto gravato delle spese e degli oneri tributari connessi all'assegnazione della casa familiare.
Segnatamente la Suprema Corte ha confermato il criterio secondo cui la mancanza di un provvedimento espresso del giudice di merito che disponga l'accollo degli oneri accessori relativi alla casa familiare a quello tra i coniugi il quale non risulti assegnatario dell'abitazione implica l'accollo delle spese medesime al coniuge assegnatario.

Spese condominiali

La gratuità dell'assegnazione inerisce all'uso della casa, per il quale non deve essere versato corrispettivo, ma non si estende alle spese che tale uso comporta, e in queste sono comprese quelle condominiali, le quali riguardano la manutenzione delle cose comuni poste a servizio (anche) di quella casa.
A carico del coniuge assegnatario dell'alloggio gravano le spese condominiali ordinarie, se, invece, si tratta di affrontare spese condominiali di carattere straordinario, esse debbono porsi a carico del proprietario dell'immobile, anche se dell'immobile quest'ultimo non ha più il possesso né il godimento. In linea generale, mentre le prime attengono al godimento e all'uso delle parti e degli impianti comuni dell'edificio; le seconde attengono essenzialmente a interventi di sostituzione o ripristino dei beni stessi non prevedibili come effetto normale del loro uso a breve o medio termine, interventi che possono ritenersi eseguiti principalmente nell'interesse dei condomini (e, quindi, dei proprietari delle singole unità immobiliari dell'edificio) alla salvaguardia del proprio patrimonio immobiliare.
Per spese straordinarie si intendono quelle che non devono effettuarsi anno per anno, ma che riguardano, ad esempio, il rifacimento delle facciate, la riparazione del tetto, la sostituzione della caldaia obsoleta, la sostituzione della cabina ascensore, e in generale quelle che riguardano l'esecuzione di interventi di ripristino o sostituzione di beni comuni non soltanto necessari per il condominio, ma - se tenuti in buone condizioni d'uso - tali da costituire aumento di valore dell'immobile.
Conseguentemente, al pari di quanto previsto dalla legge nell'ipotesi dell'usufrutto, appare conforme ai principi generali dell'ordinamento, oltre che a criteri di equità, far gravare sul coniuge assegnatario della casa familiare di proprietà dell'altro coniuge le sole spese condominiali ordinarie, e non anche quelle straordinarie (Cass. sent. n. 18476/2005.).

Casa familiare assegnata al coniuge: chi paga IMU, TASI E TARI?

L’assegnazione da parte del Giudice equivale allo stabilire un diritto reale di abitazione a favore del coniuge che rimane nell’appartamento. Nel caso dell’ex dimora coniugale assegnata in sede di separazione e divorzio, la normativa IMU prevede che l’assegnatario vanti il diritto di abitazione sull’immobile.
Si precisa che il diritto di abitazione è un diritto che conferisce al soggetto titolare unicamente la facoltà di abitare l’immobile con il proprio nucleo familiare, con esclusione, pertanto di ogni forma di godimento indiretto nonché di ogni utilizzazione diversa dalla casa, quali ad esempio la destinazione ad attività professionale, commerciale, o di altri tipi, e nei limiti dei bisogni personali del titolare e della sua famiglia.
Ne consegue che eventuali obblighi relativi a tale imposta fanno carico unicamente all’utilizzatore del bene, a prescindere dalla titolarità effettiva della casa.
Il pagamento dell’IMU spetterà dunque a chi rimane, indipendentemente da chi sia il proprietario. Tale norma è relativamente nuova in quanto per l’ICI valeva ancora che il pagamento era a carico del proprietario, ovvero anche all’eventuale coniuge non assegnatario dell’immobile, ma proprietario.
Nel caso specifico sarà applicata l’IMU come abitazione principale in quanto si presume che tale sia l’immobile per il coniuge che vi rimane, qualora invece cambiasse residenza, perderebbe infatti il diritto di acquisto. Alla luce di quanto detto, il coniuge assegnatario dell’abitazione diviene, per effetto del diritto di abitazione, l’unico soggetto passivo dell’IMU per tale unità immobiliare, soggettività passiva che viene dunque persa dal coniuge non assegnatario. Nella TASI la soggettività passiva segue invece le regole civilistiche; ne consegue che se l’assegnatario non è proprietario della casa coniugale lo stesso sarà considerato detentore della stessa.
L’occupante versa la TASI nella misura, stabilita dal Comune nel regolamento, compresa tra il 10 e il 30% dell’ammontare complessivo e può avere un’aliquota agevolata nel caso di abitazione principale. Nel caso di unità detenuta a titolo di locazione, la TASI va ripartita tra proprietario e comodatario.
Il soggetto che occupa l’immobile è tenuto altresì al pagamento della TARI, Tassa Sui rifiuti, in base alla superficie calpestabile dell’abitazione.
Le regole in esame esplicano effetti a condizione che il bene assegnato rappresenti la casa in cui dimoravano i due coniugi e che lo stesso fosse nella disponibilità di questi ultimo a titolo di proprietà o di comodato. Nel caso invece di unità detenuta a titolo di locazione, resta ferma la disciplina ordinaria.

Considerazioni conclusive

Salvi particolari accordi tra le parti o provvedimenti presi dal Tribunale nel singolo caso concreto, all'assegnatario competono le spese ordinarie e d'uso dell'abitazione, mentre al proprietario dell'immobile spettano le spese straordinarie.
Il coniuge a cui viene assegnata la casa familiare di proprietà dell'altro coniuge ha l'onere di corrispondere anche gli oneri condominiali di pertinenza dell'appartamento con esclusione di quelli relativi alle spese straordinarie.
A pagare l’imposta sulla casa (IMU) sarà chi ci abita, a prescindere dal fatto che ne sia proprietario. Il coniuge assegnatario rientra, per espressa previsione legislativa, tra i soggetti passivi della nuova imposta municipale unica (art. 4, comma 12 quinquies , del D.L. 2 marzo 2012 n. 16, conv. in legge 26 aprile 2012, n. 44) a differenza della precedente imposta comunale sugli immobili (ICI) che era a carico del coniuge proprietario dell'immobile nonostante l'assegnazione all'altro coniuge.

LA SELEZIONE GIURISPRUDENZIALE

SPESE CONDOMINIALI DELLA CASA FAMILIARE

Cassazione civ., Sez. I, 4 febbraio 2016, n. 2195

Il coniuge separato deve corrispondere alla ex, assegnataria dell’immobile, sia le spese condominiali straordinarie sia quelle relative alla conservazione e al mantenimento del bene ex art. 1110 c.c. che prevede l’obbligo della partecipazione pro-quota alle spese relative alle parti comuni.

Cassazione civ., Sez. I, 19 settembre 2005, n. 18476

Quando in sede di separazione la casa coniugale viene assegnata al coniuge non titolare del diritto di proprietà sull’immobile, può anche essere stabilita la totale gratuità dell’assegnazione: in tal caso, dunque, le spese condominiali sono a carico del coniuge non assegnatario, così come tutti gli altri oneri.
Qualora invece il Giudice non intervenisse espressamente sulla gratuità dell’assegnazione, a doversi accollare il pagamento degli oneri condominiali è il coniuge assegnatario, poiché utilizza l’immobile.

Tribunale di Bologna 3 gennaio 2008, n. 8

Il coniuge assegnatario della casa familiare può ripetere quanto pagato per le spese condominiali relative all'immobile di cui l'altro coniuge sia esclusivo proprietario. (Fattispecie in cui l'attrice, in qualità di assegnataria di un immobile di proprietà esclusiva dell'ex coniuge, aveva, al fine di evitare la vendita forzata dell'abitazione, estinto il debito contratto dal proprietario nei confronti del condominio e maturato poiché questi, a decorrere dalla data di assegnazione all'ex coniuge della casa familiare, aveva cessato di pagare le quote condominiali)

Cassazione civ., Sez. 1, 22 febbraio 2006, n. 3836

In tema di separazione personale, l'assegnazione della casa coniugale esonera l'assegnatario esclusivamente dal pagamento del canone, cui altrimenti sarebbe tenuto nei confronti del proprietario esclusivo o del comproprietario dell'immobile assegnato, onde, qualora il giudice attribuisca a uno dei coniugi l'abitazione di proprietà dell'altro, la gratuità di tale assegnazione si riferisce solo all'uso dell'abitazione medesima, ma non si estende alle spese correlate a detto uso (ivi comprese quelle condominiali), onde tali spese vanno legittimamente poste a carico del coniuge assegnatario .

Cassazione civ., Sez. I, 19 settembre 2005, n. 18476

In tema di separazione personale, l'assegnazione della casa coniugale esonera l'assegnatario esclusivamente dal pagamento del canone, cui altrimenti sarebbe tenuto nei confronti del proprietario esclusivo (o, in parte qua, del comproprietario) dell'immobile assegnato, onde, qualora il giudice attribuisca a uno dei coniugi l'abitazione di proprietà dell'altro, la gratuità di tale assegnazione si riferisce solo all'uso dell'abitazione medesima (per la quale, appunto, non deve versarsi corrispettivo), ma non si estende alle spese correlate a detto uso (ivi comprese quelle, del genere delle spese condominiali, che riguardano la manutenzione delle cose comuni poste a servizio anche dell'abitazione familiare), onde simili spese - in mancanza di un provvedimento espresso che ne accolli l'onere al coniuge proprietario - sono a carico del coniuge assegnatario.

Cassazione civ., Sez. I, 3 giugno 1994, n. 5374

In tema di separazione personale, qualora il giudice attribuisca a uno dei coniugi la casa familiare di proprietà dell'altro coniuge, la gratuità di tale assegnazione si riferisce solo all'uso dell'abitazione (per il quale non deve versarsi corrispettivo), ma non si estende alle spese correlate a tale uso, quali quelle condominiali, che riguardano la manutenzione delle cose comuni - poste a servizio anche della casa familiare - e vanno legittimamente poste a carico del coniuge assegnatario.

IMU E ASSEGNAZIONE DELL'ABITAZIONE

CONIUGE NON PROPRIETARIO

Cassazione civ., Sez. III, 10 febbraio 2016, n. 2675

Nel caso in cui la casa sia cointestata ai due coniugi, l’assegnazione della stessa alla moglie, subentrata successivamente alla separazione, non esonera il marito dal pagamento dell’imposta sugli immobili per metà dell’importo.
L’assegnazione dell’immobile alla moglie costituisce infatti un diritto assolutamente atipico di godimento, ossia un diritto che non fa sorgere una proprietà o altro diritto reale.

Cassazione civ., Sez. Trib., Ordinanza 6 luglio 2011, n. 14920

In tema di imposta comunale sugli immobili, il coniuge affidatario dei figli al quale sia assegnata la casa di abitazione posta nell'immobile di proprietà (anche in parte) dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta per la quota dell'immobile stesso sulla quale non vanti il diritto di proprietà ovvero un qualche diritto reale di godimento, come previsto dal D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 504, articolo 3. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dalla norma, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta in parola sull'immobile.
Né in proposito rileva il disposto dell'articolo 218 c.c., secondo il quale «Il coniuge che gode dei beni dell'altro coniuge è soggetto a tutte le obbligazioni dell'usufruttuario», in quanto la norma, dettata in tema di regime di separazione dei beni dei coniugi, va intesa solo come previsione integrativa del precedente articolo 217 (Amministrazione e godimento dei beni), di guisa che la complessiva regolamentazione recata dalle disposizioni dei due articoli è inapplicabile in tutte le ipotesi in cui il godimento del bene del coniuge da parte dell'altro coniuge sia fondato da un rapporto diverso da quello disciplinato da dette norme, come nell'ipotesi di assegnazione (volontaria o giudiziale) al coniuge affidatario dei figli minori della casa di abitazione di proprietà dell'altro coniuge, atteso che il potere del primo non deriva né da un mandato conferito dal secondo, né dal godimento di fatto del bene (ipotizzante il necessario consenso dell'altro coniuge, di cui si occupa l'articolo 218).

Commissione Trib. Prov., Reggio Emilia, Sez. I, 1° giugno 2009, n. 102

Nel caso dell'assegnazione di un bene immobile disposta in sede di provvedimento di separazione consensuale dei coniugi, ancorché erroneamente trascritta, l'Ici rimane a carico del proprietario dell'immobile stesso e non già dell'assegnatario, il quale è titolare di un diritto di abitazione atipico, finalizzato al godimento della casa familiare nell'interesse prioritario dei figli, revocabile, diverso dal diritto di abitazione previsto dall'art. 1022 c.c., non trascrivibile e, pertanto, privo delle caratteristiche del diritto reale.

Cassazione civ., Sez. Trib., 20 ottobre 2008, n. 25486

In tema di Ici, il coniuge assegnatario della casa di abitazione posta nell'immobile di proprietà dell'altro coniuge non è soggetto passivo dell'imposta, restando tale il proprietario dell'unità immobiliare. Con il provvedimento giudiziale di assegnazione della casa coniugale in sede di separazione personale o di divorzio, infatti, viene riconosciuto al coniuge un atipico diritto personale di godimento e non un diritto reale, sicché in capo al coniuge assegnatario non è ravvisabile la titolarità di un diritto di proprietà o di uno di quei diritti reali di godimento, specificamente previsti dall'articolo 3 del D.Lgs. n. 504/1992, costituenti l'unico elemento di identificazione del soggetto tenuto al pagamento dell'imposta comunale.

Cassazione civ., Sez. Trib., 16 marzo 2007, n. 6192
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